lupo e salame per finanza irriverente
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Adam Smith

Investitori felici, cittadini non così tanto.

Sintesi

Non si vive di sola borsa o strategie finanziarie. La crescita di un individuo non si misura solo dal peso del proprio portafoglio o dagli zeri del conto corrente, ma soprattutto dalla profondità e ricchezza interiore. E’ con questo spirito che mi accingo a presentare un interessante articolo a firma di Maurizio Monti che personalmente mi trova d’accordo in toto anche se mi aspetto che non tutti ne condividano il contenuto. Invito i lettori alla riflessione con l’auspicio che possa portare un arricchimento culturale. Buona lettura !

 

Approfondimento

Segue in corsivo il testo integrale dell’articolo.


“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la nostra cena, ma dal fatto che loro curano il proprio interesse”. – Adam Smith

La crescita economica mondiale era sostanzialmente piatta prima della rivoluzione industriale. Il PIL mondiale è decollato in modo astronomico grazie a quella bestia dell’economia capitalista. Che piaccia o no, è così.


Il capitalismo ha sollevato miliardi di persone in tutto il mondo dalla povertà e ha generato una ricchezza incalcolabile.

Come ha detto l’economista Adam Smith, il capitalismo è incentrato sul concetto di interesse personale illuminato – l’idea che se tutti perseguiamo ciò che è meglio per noi stessi, le cose miglioreranno per tutti.

L’economista Friedrich Hayek ha spiegato che il caos rumoroso del capitalismo si traduce in “ordine spontaneo”.

Hayek credeva che l’azione individuale decentralizzata e la competizione tra le istituzioni sociali, legali ed economiche avrebbero ottenuto risultati migliori rispetto ai tentativi di coordinare queste attività attraverso il controllo e la pianificazione centralizzati.

L’esito dell’ordine spontaneo non è mai perfetto. Ed è facile per gli accademici della torre d’avorio immaginare risultati migliori…. Ma è il meglio che noi umani possiamo fare in un mondo imperfetto.

Un’altra idea centrale del capitalismo è il concetto di libertà: la libertà di vivere la propria vita come si vuole, così come la libertà di scegliere, come direbbe Smith, il proprio macellaio, birraio o fornaio.

Se ci fermiamo a riflettere, purtroppo, dall’era della globalizzazione, c’è stata una costante erosione, a livello mondiale, della libertà di scelta. C’è un venir meno del capitalismo ai suoi stessi ideali.

C’è un libro a mio avviso piuttosto illuminante, scritto da Jonathan Tepper, nel 2018: The Myth of Capitalism, Monopolies and the Death of Competition (Il Mito del capitalismo, monopoli e la morte della competizione). Tepper dimostra che poche grandi aziende dominano l’economia mondiale. Lo studio di Tepper è riferito soprattutto agli Stati Uniti, peraltro patria incarnata dei valori del capitalismo, più di ogni altra potenza economica.

La situazione odierna di monopoli e oligopoli non è molto dissimile, sostiene Tepper, da quella della fine del diciannovesimo secolo, quando J.P.. Morgan dominava il sistema bancario, Andrew Carnegie controllava l’industria siderurgica e Rockefeller eliminava i concorrenti nella nascente industria petrolifera.

Come alla fine del 1800, i consumatori attuali soffrono di carenza di opzioni, di restrizioni nella scelta. I mercati sono dominati da pochi concorrenti in tutti i settori e la piccola e media impresa fa fatica ad emergere e quando emerge viene prontamente neutralizzata dai giganti, con operazioni di acquisto ed incorporazione.

La situazione attuale degli Stati Uniti, in differenti settori è la seguente:

• Cinque banche controllano circa il 50% delle attività bancarie della nazione.
• Quattro compagnie aeree commerciali dominano i cieli. E molti godono di monopoli o duopoli regionali nei loro aeroporti hub.
• In molti stati, le prime due compagnie di assicurazione controllano dall’80% al 90% del mercato dell’assicurazione sanitaria.
• Oltre il 75% delle famiglie statunitensi non ha scelta nel provider di Internet ad alta velocità a causa dei monopoli locali.
• Due aziende produttrici di birra controllano il 90% della birra che viene bevuta.

Dalla data dello studio di Tepper, il 2018, il dominio delle aziende Big Tech è mostruosamente aumentato. Apple e Alphabet (Google) godono del duopolio assoluto mondiale del software per smartphone. Google domina il mercato globale dei motori di ricerca, con il 90% delle query di ricerca. Facebook detiene una quota del 70% del mercato dei social media, rispetto ad utenti totali e visite. Insieme, Google e Facebook, hanno polverizzato qualsiasi forma di concorrenza nel mercato della pubblicità.

Amazon sta dominando il mercato come venditore globale e piattaforma di vendita per terze parti e sta aumentando la sua quota di mercato giorno per giorno nel settore strategico del cloud computing. È la morte della concorrenza leale. Molte piccole imprese sono letteralmente ostaggio delle regole e dei capricci di Google, Facebook e Amazon. Queste detengono di fatto il potere di distruggere qualsiasi piccola impresa.

Non dovremmo essere così felici, come cittadini, del successo dei giganti della tecnologia. Forse, come investitori lo siamo. Ma non perdiamo la consapevolezza di che cosa è il capitalismo di oggi e di come andrebbe corretto. O il futuro nostro e dei nostri figli non sarà felice come lo vorremmo.

Possiamo credere nella virtù della concorrenza, come principio base del capitalismo, ma il capitalismo globalizzato ha dimenticato che la competizione, come avviene negli sport, ha bisogno di arbitri.

In teoria, gli arbitri sono i governi: ma la dominazione da parte delle lobby incatena l’operato dei governi.

E non parlo solo di Stati Uniti, l’Unione Europea è una congregazione di lobby industriali e commerciali che ha fatto approvare leggi da far rabbrividire, dal punto di vista della libertà economica e della libera concorrenza.

Questo è significato, inevitabilmente, una ricaduta a cascata sui singoli governi degli stati membri e una sostanziale adesione alle leggi delle lobby.

Tu credi nel capitalismo? Chi scrive ci crede, e tanto, e da sempre, come potenziale motore della libertà economica degli individui. Ma la carenza di competizione a cui stiamo assistendo è la peggiore realtà per i consumatori e i cittadini del mondo occidentale.

E il più grande rischio è un tale rammollimento della nostra condizione, da dover abdicare alle forme curiose di capitalismo degli ultimi decenni, sviluppatesi in forma di dittature comuniste o pseudo tali, avallate da Cina e Russia, dove monopoli e oligopoli di tipo statale-dirigista sono la norma, anzi l’unica norma possibile.

La finanza, il trading e una buona gestione del nostro denaro può aiutarci, e molto, a muoverci in questo mondo divenuto piuttosto complesso e difficile.


Maurizio Monti.

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